Affrontare l’ansia:
SPETTATORE O PROTAGONISTA?

 

 

Sentiamo continuamente notizie sugli effetti della pandemia che fa lievitare il numero dei disturbi d’ansia e depressivi. Giunti alla quinta ondata di contagi ci sentiamo smarriti, sfiduciati e ansiosi come non mai.
Il futuro appare incerto e buio. La sensazione è che ci sia stato rubato tempo, anni preziosi e irrecuperabili. Lo sanno bene i giovani che nel pieno della scoperta della vita si sono visti costretti a un arresto di marcia, a un confinamento che ha bloccato la loro naturale dinamicità.
Ci stressano soprattutto il senso di malcontento che aumenta e la fastidiosa sensazione di doverci guardare da nemici invisibili come il virus, ma anche visibili come le istituzioni e quanti non la pensano come noi in tema di vaccini e misure di sicurezza. Ci eravamo illusi che sarebbe finita presto e tutto sarebbe andato bene, come nella formula “e vissero tutti felici e contenti” delle fiabe che tanto ci piacevano da bambini. Ma le fiabe insegnano che non si giunge a questo finale se non attraversando una lunga storia in cui i protagonisti si impegnano con tenacia per volgere il corso delle cose al bene, accettando di affrontare draghi, streghe cattive e incantesimi. Così, ben presto, l’illusione del lieto fine a basso costo si è spenta lasciando il posto alla consapevolezza che non si esce dalla sofferenza se non attraversandola, con il coraggio di essere protagonista e non solo spettatore passivo della storia, anche quando il combattimento sembra estenuante. Abbiamo sperato soluzioni veloci e la velocità, come spesso accade, si è rivelata un’illusione, un bias cognitivo, una distorsione con cui il nostro cervello valuta i fatti per evitare la sofferenza, mentre l’empowerment, il processo di conquista della consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, con cui ci rafforziamo e accresciamo il nostro potenziale personale, prevede il coraggio della speranza, della fiducia e della percezione di senso e potere delle proprie azioni.

Passati, invece, l’effetto sorpresa e la convinzione che sarebbe finita presto, ci siamo lasciati rubare la speranza e sopraffare dall’ansia. La soluzione decisiva non arriva e ci sentiamo ansiosi, frustrati e delusi, come se la vita ci stesse facendo un dispetto. Paradossalmente proprio questo non avere tutto pronto e sotto controllo ci convoca a vivere da protagonisti, a riorganizzarci con spirito di adattamento rivedendo lo scopo reale della nostra vita, ad “uscire da noi stessi” e ricentrarci sulle cose importanti, responsabili coautori di un progetto prezioso e unico, la vita, che è iniziato senza la nostra intenzione, ma che ora è nelle nostre mani come dono.
A cosa do priorità? Cosa è importante per me? Per cosa mi posso impegnare, un passo alla volta e col coraggio di non fuggire il dolore? La pandemia non ha fatto altro che slatentizzare problemi che avevamo già ma tenevamo a bada con molte distrazioni quotidiane; ci ha costretti a guardarci maggiormente dentro.
Dentro di noi, però, insieme alle fatiche, abbiamo tante risorse preziose che ancora non conosciamo bene e che questo tempo ci dà l’occasione di scoprire e mettere a frutto. L’ansia prevede la paura di perdere il controllo delle cose. Più mi affanno a risolvere o ad evitare il problema, più l’ansia cresce, come quando per l’impressione di affogare si inizia ad annaspare nell’acqua. Più mi permetto di stare nella sensazione scomoda di non avere il controllo e la soluzione ai problemi fuori di me, più mi rafforzo nella stima di me e nel senso di competenza per fare i passi utili, come disse Jon KabatZinn: “Se non puoi fermare le onde puoi imparare a cavalcarle”.
Vincere l’ansia vuol dire lasciare tre atteggiamenti controproducenti che spesso alterniamo: 1) la vittima, che vede nella precarietà della vita e nella sofferenza un’occasione di scoraggiamento. Proprio il fatto che la vita non sia in mio potere la rende preziosa, bella, qualcosa da guardare con ammirazione e da custodire. La risposta all’ansia della vittima è un impegno ad accettare e a saper stare in ciò che il momento presente gli pone davanti; 2) il persecutore che si consuma nella rabbia e cerca di trovare un colpevole cui attribuire la colpa. Da questa ansia si esce imparando ad accettare che più che cercare colpevoli è importante mettere in moto il proprio contributo creativo e responsabile per vivere meglio ciò che è inevitabile; 3) il salvatore che si spende nel cercare di risolvere, assumendosi anche responsabilità che non gli spettano. In questo caso occorre saper stare nell’assenza del controllo, nell’accettazione di non essere onnipotenti, nell’accogliere che alcune cose non dipendono da noi e ci sfuggono, rispettare i tempi delle cose, decidere di rallentare.

Vinco l’ansia solo accogliendo la vita che mi viene offerta pur nella fatica e nella sofferenza, superando la logica del “se non mi piace non lo accetto”, per entrare nella salvifica logica evangelica del “lo accolgo con fiducia perché è quello che mi è dato di vivere”.

(Marzia Rogante, rivista SE VUOI 2/2022)