Costruttori di PACE

 

 

 

Nei mesi scorsi è uscita una serie animata, che è risultata una delle serie più viste in Italia su Net­flix, creata e diretta da Ze­rocalcare intitolata Strappare lungo i bordi. In una intervista per la presenta­zione della serie l’autore ha detto questo che mi ha molto fatto pensare: “Non basta mettersi nei panni di qualcuno: biso­gna mettersi nei panni di tutti. Siamo concentrati solo sui nostri problemi e non siamo in grado di no­tare il dolore degli altri”.
Mi sembra di poter dire che questo è il tempo delle sfide grandi. Forse è sempre stato così. Sempre la vita, il mondo ci hanno chiesto sfide molto grandi ma noi eravamo impegnati a risolvere le nostre piccole cose, i no­stri piccoli progettini senza entusiasmo e senza voglia. Pensavamo che ba­stava fare bene a qualcuno, ogni tanto e quando non avevamo altro di me­glio da fare per sentirci la coscienza pulita e tran­quilla.
Ora la storia ci mette da­vanti sfide belle, grandi, alte. Sì sì proprio in que­sto momento in cui ci sentiamo più stanchi del so­lito. E allora ecco che tutto è aperto su orizzonti nuovi: “Bisogna mettersi nei panni di tutti”.

Vorrei provare a conse­gnarvi quello che in que­sti giorni ho pensato.
Per mettersi nei panni degli altri occorrono alcuni atteggiamenti che forse con il tempo stiamo di­menticando e che faremmo bene a riprenderci.  Forse più che gli atteggia­menti vorrei proporre delle nuove posture, dei nuovi modi di stare al mondo in tutta la sua comples­sità, perché se è vero che tutto il mondo sta cam­biando, noi possiamo ri­manere sempre con le nostre solite posizioni.
Allacciamoci le cinture, perché per ogni sfida grande occorre molta ac­cortezza nella prepara­zione.

La prima postura che pro­pongo è quella di: amare il prossimo senza fron­tiere. Già, qualche tempo fa, in queste pagine pro­posi la lettura dell’enci­clica del Papa Fratelli tutti nella quale ci sono dei passaggi che fanno dav­vero al caso nostro. Amare il prossimo senza fron­tiere è una postura del cuore che il Papa ci pro­pone per cercare di rag­giungere chiunque abbia bisogno di un aiuto da parte nostra. Ricordate la parabola del buon sama­ritano? Ecco sì, proprio quella dei briganti che la­sciano a terra “mezzo morto” un uomo, e solo uno, straniero, si ferma per sal­vargli la vita. Ecco nel no­stro mondo che cambia questo è l’amore che ci viene chiesto per fare parte delle grandi sfide che ci attendono: non avere frontiere, interessarsi a tutti quelli che sono in pericolo e anche tutti quelli che si avvicinano ai nostri paesi per un pro­getto bello di vita.

La seconda postura è quella di ascoltare e acco­gliere l’appello del fore­stiero. Per stare in questa postura è necessario fare dei passi avanti, avvici­narci il più possibile per sentirli, per capire la loro lingua, per fare sentire a loro la nostra presenza amica. L’amore, credo, abbia bisogno di gesti molto concreti per essere un amore vero così come le poesie ce lo hanno rac­contato. Gli avvicinamenti, l’attenzione e l’ascolto sono gli atteggiamenti più concreti dell’amore.

E poi ancora la terza po­stura è creare luoghi in cui tutti possono essere davvero accolti: i luoghi del dialogo. Quando io ero giovane come voi il luogo in cui tutti ci senti­vamo uguali e liberi di dire le nostre cose era il muretto. Era un posto quasi “divino” in cui tutti potevano ritrovarsi senza nessuna barriera. Ciò che c’era di “divino” in questo luogo consisteva in que­sto: non eravamo noi che sceglievamo il muretto, ma era il muretto che sce­glieva noi, che ci faceva stare lì e si faceva trovare tutte le sere che vole­vamo. Era lì che la nostra amicizia diventava ancora più solida, resistente al tempo. Era lì che ognuno di noi si sentiva libero. E lì c’erano tutti gli amici. Ma era un mondo più piccolo rispetto al nostro di adesso. Ora c’è bisogno di un muretto più grande perché gli amici da acco­gliere sono di più e pro­vengono da Paesi diversi e magari hanno anche idee e formazione diversa.
In questi luoghi del dia­logo ci si prepara ad af­frontare le sfide, le grandi sfide che ricordavo all’ini­zio. Conoscere, parlarsi, aprirsi alla conoscenza anche delle altre religioni, credo che sia il modo mi­gliore per costruire uomini e donne capaci di sfide molto grandi. Sono le tre semplici posture del cuore per stare al mondo.
Allora, interèssati, cono­sci, avvicìnati, chiedi, sco­pri l’arte del dialogo, parla della tua fede e di quello che credi e fai in modo che tutti i tuoi amici pos­sano fare lo stesso con te senza doversi mai vergo­gnare né aver paura, per­ché una delle grandi sfide di adesso è quella di imparare anche a es­sere costruttori di pace.
E, credetemi, spesso la pace ha bisogno di muretti di almeno un metro di al­tezza, che non servono per dividere i popoli, ma per aiutarli a stare in­sieme. Senza paura, ma solo con la voglia di al­zare un po’ le punte dei piedi per potersi sedere e sentirci in un posto “di­vino”.

Auguri e non tirarti indie­tro.

(Tony Drazza, rivista SE VUOI 1/2022)