Conosci il linguaggio del corpo? La domanda se l’è posta anche Alberto, un giovane pugliese che stava cercando di far colpo su una ragazza, in spiaggia, la scorsa estate. «Stavamo parlando seduti su uno scoglio – racconta – un modo per conoscerci meglio visto che l’avevo incontrata per la prima volta la sera prima a una festa. Ad un certo punto lei ha alzato gli occhi al cielo e da quel momento penso abbia smesso di ascoltarmi, infatti, poco dopo ha preso le sue cose e se n’è andata». Cosa significa alzare gli occhi al cielo? Dipende dal contesto: probabilmente in quell’occasione il gesto avrebbe potuto esprimere sconforto, irritazione, rassegnazione di fronte ad un comportamento ritenu-to irrecuperabile.

Il linguaggio del corpo è uno degli elementi fondamentali della comunicazione tra persone, forse proprio per questo è anche un elemento determinante di una webserie dal titolo “Occhi al cielo – citofonare parrocchia” che è possibile trovare su Youtube. Si tratta di una sit-com di 13 puntate realizzata dalla “Nova T” di Torino che ironizza sulle vicende di un gruppo di personaggi che gravitano attorno alla vita di un’originale parrocchia piemontese. Qui “gli occhi al cielo” sono richiesta di senso, invocazione non verbale che unisce le storie di soggetti in ricerca. L’ironia utilizzata come collante dallo sceneggiatore fa trasparire l’indagine interiore che conduce ciascuno dei personaggi a mettersi in questione sulle domande profonde della vita.  Emergono con chiarezza, dal tessuto narrativo, l’umanità di don Paolo, la goffaggine di Beppe il sacrestano, l’arguzia di Carmen la furba perpetua brasiliana, le nevrosi di Palmiro l’economo. N di Palmiro l’economo. Nella webserie, che ricalca lo schema di “Camera cafè” dove il luogo di ritrovo dei protagonisti è il distributore automatico di bevande, il punto di vista originale è lo sguardo della statua di san Giuseppe, addossata ad una parete dell’ufficio parrocchiale. La serie è stata scritta e diretta da Sante Altizio con la partecipazione di sei attori professionisti. Il finanziamento per realizzare la serie è stato ottenuto grazie al crowdfunding, un sistema di raccolta fondi che utilizza soprattutto il web per stimolare piccole donazioni che, sommate insieme, consentono di dar vita a progetti di un certo rilievo.
Tra le webserie che si trovano online c’è un altro fenomeno curioso che merita attenzione: si chiama “Preti” ed è un prodotto realizzato da Astutillo Smeriglia, pseudonimo di Antonio Z., bolognese classe ’72, astronomo che ha lasciato l’insegnamento per mettersi dietro la macchina da presa. Ha ideato una serie di 24 mini episodi pubblicati su Youtube che raccontano in maniera critica e graffiante la vita di due preti che condividono la stessa abitazione. I cortometraggi realizzati da Astutillo Smeriglia, che si dichiara non credente, per certi versi possono sembrare irriverenti e caustici in quanto mettono in evidenza più i limiti che i punti di forza della vita e della dimensione comunitaria dei preti.
Eppure l’autore, in una lunga intervista, conferma che non c’è nessuna acredine dietro questo prodotto quanto piuttosto delle reminiscenze di un’esperienza parrocchiale nebulosa vissuta prima del suo passaggio all’ateismo. Sembra trasparire dai fotogrammi un legame con l’ambiente ecclesiale perduto in età giovanile che può trasformarsi in domanda di senso nell’attività professionale del videomaker e regista.

Le webserie “Occhi al cielo – citofonare parrocchia” e “Preti” si possono trovare su Youtube digitando i rispettivi titoli sulla finestra di ricerca. Tra le piattaforme italiane di raccolta fondi in rete (anche se si presentano con testi in inglese) segnaliamo: Kapipal, Eppela, Starteed, Produzioni dal basso e Rete del dono. I siti di crowdfunding hanno regole e modelli di raccolta molto diversi tra loro: va fatta una prima scrematura iniziale in base ai propri obbiettivi e, successivamente, va seguito con molta attenzione il progetto affidato alla generosità di molti.

 

(don Marco Sanavio / SE VUOI 3/2015)